Aprire un Wine bar

By | 7 dicembre 2011

Sicuramente la voglia di gustare un buon bicchiere di vino, magari nell’ambito di un happy hour ben congegnato è qualcosa che in Italia non manca.

Lo confermano le statistiche che vedono il consumo di bevande alcoliche e superalcoliche in costante aumento.

Per questo, l’apertura di un Wine Bar è un’ipotesi da prendere in considerazione nel panorama delle possibili nuove attività da gestire in proprio.

Tuttavia, essendo anche abbastanza gravosi sia gli adempimenti burocratici necessari che gli impegni finanziari iniziali da assumere, è bene essere abbastanza consapevoli della scelta cui eventualmente ci si appropinqua ma, soprattutto, di cosa implica l’apertura di un Wine Bar.

La prima cosa da tenere in considerazione è che per questo tipo di locale è indispensabile il possesso di una licenza per la somministrazione di alimenti e bevande, la cosiddetta SAL.

Questo documento è ottenibile dopo due anni di comprovata attività nel settore, oppure dopo la frequentazione degli appositi corsi organizzati da regioni e organizzazioni di settore, corsi della durata media di un paio di mesi e con un costo che si aggira intorno ai 500 euro.

Secondariamente bisogna informarsi con molta attenzione sulle altre eventuali licenze da possedere, questo dato che la legge sulla liberalizzazione delle licenze commerciali è stata recepita a livelli estremamente eterogenei presso le diverse regioni italiane.

La scelta del luogo è ovviamente fondamentale per la riuscita dell’impresa ed occorre porre una buona attenzione alla distribuzione della popolazione lungo le diverse fasce d’età per verificare che il bacino d’utenza effettivo corrisponda alle nostre esigenze minime (si va da un minimo di 30.000 abitanti ad una media considerata buona di 60.000).

Successivamente occorre trovare un locale adatto e che risponda alle esigenze di legge, anche queste variabili a seconda della regione e comune, per non andare incontro a brutte sorprese in corso d’opera. Ricordiamoci che difficilmente un locale adibito per un certo genere d’uso potrà essere adattato per usi diversi, se non a seguito di ingenti spese e pesanti cambiamenti.

Trovato il luogo ed espletate le varie pratiche amministrative, possiamo finalmente prendere in considerazione gli aspetti professionali legati a questo genere di attività. La conoscenza della materia enologica non è di certo qualcosa che si costruisca dall’oggi al domani e, anzi, costituisce il nocciolo dell’offerta che farà la differenza per il successo della nostra iniziativa.

Teniamo inoltre presente che non basta offrire vino alla clientela, piuttosto esigente, dell’odierno Wine Bar, ma occorre fornire anche tutta una serie di “chicche alimentari” di contorno, dalla caffetteria alla piccola ristorazione, dalla cucina di nicchia alla salumeria pregiata.

Occorre quindi affrontare seriamente l’argomento “preparazione”, facendoci aiutare, laddove le nostre competenze professionali non fossero sufficienti, da personale e consulenti qualificati.

L’aspetto del locale dovrà inoltre essere curato con gusto e cura dei particolari per fornire il giusto contorno all’offerta principale, quindi anche arredamento e atmosfera andranno curati con attenzione.

Una scelta senz’altro impegnativa quella del Wine Bar come attività in proprio, ma che può dare grandi soddisfazioni, soprattutto nel momento in cui la raffinatezza dei servizi offerti verrà adeguatamente rapportata a prezzi contenuti per quanto possibile, senza ovviamente andare ad intaccare la qualità del locale e dei prodotti proposti.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *